Che cosa hanno in comune la cella di un monastero e la cella di un carcere? A prima vista, sembrerebbero due mondi opposti: da un lato una scelta di assoluta libertà spirituale, dall’altro la durezza di una pena da scontare. Eppure, le parole recenti di dom Bernardo Gianni, abate dell’Abbazia di San Miniato al Monte a Firenze, offrono una chiave di lettura profonda che accorcia le distanze tra questi due spazi di isolamento, trasformando il concetto stesso di “tempo sospeso”.
Raccontando la propria storia, l’abate ha ricordato come a 24 anni sia arrivata per lui una svolta radicale, che lo ha guidato verso la scelta della contemplazione e dell’ascolto. Una decisione che lo ha portato a viaggiare con lo spirito e con la mente da Firenze fino al Medio Oriente, per farsi testimone e costruttore di pace.
Ma la pace, ci ricorda dom Bernardo, non è un’utopia firmata dai grandi della Terra. «Il futuro del mondo è nelle mani degli uomini di buona volontà e non dei potenti», ha affermato con forza. Si tratta di un messaggio che risuona con vigore anche tra le mura di un penitenziario, dove il percorso di riscatto e di rinascita non dipende dalle decisioni astratte della burocrazia, ma dalla volontà quotidiana del singolo di cambiare rotta, di riscoprirsi uomo e di distinguersi dal proprio passato.
L’abate ha poi lanciato un appello che sembra parlare direttamente a chi vive la realtà della detenzione: «Alle persone nelle città servono spazi per fermarsi a riflettere e per fare spazio all’amore».
Nelle nostre città frenetiche, le persone libere spesso corrono senza meta, incapaci di fermarsi. Qui dentro, al contrario, il tempo abbonda, ma il rischio è che diventi un vuoto a perdere o un peso insopportabile. La sfida che Mabul raccoglie è proprio questa: trasformare il tempo della reclusione in quel “tempo della riflessione” di cui parla l’abate. Trovare, anche dietro le sbarre, un silenzio che non sia solitudine o punizione, ma uno spazio interiore per guardarsi dentro, ricostruire la propria umanità e, finalmente, fare spazio a un futuro nuovo.
La vera pace dei popoli comincia da qui: dalla capacità di ogni uomo, ovunque si trovi, di ritrovare la propria unicità oltre ogni condanna.
