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Mabul: la storia, la voce e la sfida di un giornale nato per abbattere i muri

L’idea di Mabul non nasce in una redazione tradizionale, né all’interno delle logiche strettamente commerciali del mercato editoriale contemporaneo. Nasce da una scintilla accademica e profondamente umana: un’intuizione di Claudio Lamponi maturata durante il suo percorso universitario presso l’Università degli Studi di Milano, all’interno del corso di laurea in Editoria, Scienze della Comunicazione e della Moda. Un progetto di tesi che non è rimasto confinato tra le pagine stampate della discussione accademica, ma che ha voluto farsi carne, inchiostro e voce vissuta, scegliendo fin dal primo giorno di inoltrarsi nei contesti dove l’informazione fatica ad arrivare o dove spesso viene restituita solo attraverso la lente rigida dei pregiudizi e della cronaca di superficie.

Fin dal suo esordio, Mabul ha scelto di muoversi su un terreno di confine: quello che separa e al tempo stesso unisce il mondo “fuori” e il mondo “dentro”. Nato originariamente come periodico cartaceo, il giornale si è imposto fin dai primi numeri come un laboratorio editoriale indipendente e un presidio culturale d’eccezione. Attraverso le sue pagine stampate, il progetto ha cominciato a dare forma e spazio ai racconti di riscatto, alla vita quotidiana negli istituti di pena, alle testimonianze del terzo settore e alla complessa ricchezza dell’inclusione sociale.

Nel corso del tempo, la naturale evoluzione del progetto e la volontà di creare un canale di comunicazione sempre attivo e accessibile hanno portato alla nascita di Mabul.it. La creazione della piattaforma digitale ha segnato un passaggio fondamentale e rivoluzionario: uno spazio web interamente gestito e curato direttamente da persone detenute. Attraverso il lavoro di redazione, i partecipanti non solo acquisiscono e mettono in pratica competenze tecniche e giornalistiche reali — dalla scrittura per il web alla gestione dei contenuti digitali, dall’editing all’impaginazione —, ma diventano gli autori diretti di un racconto libero, responsabile e consapevole. Il sito rappresenta oggi un ponte quotidiano tra la società civile e la realtà penitenziaria, consentendo di smantellare gli stereotipi e di offrire uno sguardo autentico sulle fragilità e sulle risorse del territorio.

Negli anni, la crescita di Mabul è stata resa possibile grazie a un elemento fondamentale: la costruzione di una rete profonda di amicizie e collaborazioni con associazioni, volontari e istituzioni. Questa trama di relazioni umane e professionali rappresenta il vero motore del giornale. Il sostegno continuo di realtà del terzo settore, operatori del volontariato ed enti locali non ci aiuta soltanto a sostenere le attività quotidiane e ad andare avanti, ma ci permette di costruire percorsi concreti di reinserimento sociale e lavorativo. Mabul diventa così una rampa di lancio verso l’esterno, offrendo alle persone coinvolte l’opportunità di riscoprire il proprio valore, acquisire professionalità e reinserirsi con dignità nel tessuto sociale ed economico.

L’impegno del giornale si declina anche sul campo attraverso numerose iniziative ed eventi pensati per far dialogare l’interno e l’esterno delle strutture carcerarie. Tra i momenti più significativi si inserisce “Un calcio al sociale”, un evento ormai storico di sport e aggregazione che vede sfidarsi sul campo giornalisti, operatori, volontari e detenuti, dimostrando come lo sport possa diventare un linguaggio universale di incontro e solidarietà. Insieme a questa iniziativa, la redazione promuove e organizza rassegne culturali, presentazioni di libri, laboratori espressivi e dibattiti pubblici nei principali spazi culturali della città, consolidando un dialogo aperto e trasparente con tutta la cittadinanza.

In un contesto generale segnato da profonde trasformazioni per il settore editoriale e da crescenti complessità economiche, Mabul continua a scommettere sul valore dell’informazione sociale d’impatto. Per ragioni legate ai costi di stampa e distribuzione, la pubblicazione cartacea ha attraversato una fase di pausa e riorganizzazione. Tuttavia, il legame con la carta stampata rimane fortissimo: è attualmente in fase di preparazione il ritorno della versione stampata nel corso del nuovo anno. La nuova edizione cartacea si presenterà in un formato riorganizzato e più piccolo, studiato per garantire la massima sostenibilità economica senza rinunciare alla qualità dei contenuti, alla profondità delle analisi e alla forza di un oggetto editoriale da sfogliare e custodire.

Mabul è oggi un cantiere aperto e una comunità in cammino. Un’esperienza in cui il giornalismo ritrova la sua funzione primaria: essere uno strumento collettivo di opportunità, di riscatto e di costruzione del bene comune.