Oltre i novanta minuti: il ricordo di Franco Baresi tra le mura del carcere

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Franco_Baresi_AC_Milan_1996-1997

Redazione Mabul.it

In questi giorni di doloroso commiato per la scomparsa di Franco Baresi, i giornali e i media di tutto il mondo hanno giustamente celebrato le sue gesta atletiche, le coppe dei campioni, gli scudetti, la leadership incrollabile con la maglia del Milan e della Nazionale, e quella capacità straordinaria di leggere il gioco prima di chiunque altro, eppure c’è un capitolo della vita del Capitano che trova meno spazio nei tabellini sportivi, ma che racconta forse più di ogni altro chi fosse davvero l’uomo dietro la figura del campione, dato che negli anni Franco Baresi ha legato in modo discreto e costante la sua figura al mondo degli istituti penitenziari, in particolare nelle realtà milanesi di San Vittore e di Opera, dove entrava con lo stesso spirito con cui scendeva in campo, ovvero con rispetto, concretezza e un rigore privo di qualsiasi ostentazione, manifestando il suo impegno in occasione delle iniziative dedicate alla solidarietà e alla Colletta Alimentare, incontrando tra i bracci e i corridoi delle strutture detentive i detenuti impegnati nel volontariato interno e affiancandoli nella raccolta del cosiddetto “sopravvitto”, quei beni di prima necessità che le stesse persone recluse sceglievano di donare, rinunciando a una parte della propria spesa, per destinarli alle famiglie in difficoltà all’esterno, tanto che una testimonianza dalle attività sociali del penitenziario ricorda come “quando un campione della sua statura varca quel cancello senza far valere il suo nome, ma mettendosi ad ascoltare, cambia l’aria, perché Baresi non ci guardava come detenuti, ci guardava come uomini, facendoci sentire per un giorno ancora parte della società”, motivo per cui la notizia della sua scomparsa ha attraversato rapidamente i bracci di San Vittore e Opera suscitando un’autentica commozione tra i detenuti, che lo hanno ricordato non solo come l’icona calcistica capace di far sognare generazioni di tifosi, ma come una delle rare figure pubbliche in grado di portare un raggio di dignità e di speranza dentro una realtà spesso segnata da solitudine e isolamento, trasformando la sua presenza in un ponte e in un richiamo ai valori fondamentali dello sport quali la lealtà, la capacità di rialzarsi dopo una caduta e il senso di appartenenza a una comunità che non abbandona nessuno, cosicché oggi che il calcio piange uno dei suoi interpreti più leggendari, il ricordo di Franco Baresi rimane vivo anche e soprattutto in quei contesti marginali dove la solidarietà è un gesto quotidiano, dimostrando che il valore di un grande capitano si misura dai trofei alzati al cielo ma soprattutto dalla capacità di chinarsi verso chi si trova in difficoltà, consentendo alla redazione di Mabul.it di rendere omaggio a un uomo che ha saputo dimostrare come lo sport debba essere uno strumento di riscatto sociale capace di abbattere anche le barriere più alte.

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