
Tra le fiabe di Mirto, le canzoni di Cristian e la “Novella politica” di Lorenzo, ho scoperto un laboratorio unito e maturo. E alla fine ho trovato il coraggio di mettermi in gioco anche io.
Si parla spesso di pregiudizi esterni al carcere ma spesso siamo proprio noi detenuti a creare stupidi stereotipi anche tra di noi, barriere mentali invisibili che ci dividono senza una reale ragione. Sono ben dieci anni che attraverso regolarmente i corridoi del carcere di Opera e passo sempre davanti a quella specifica stanza che tutti chiamano “l’acquario”, uno spazio caratterizzato da una grossa vetrata che da fuori sembra una stanza qualunque ma da dentro dà la netta impressione di trovarsi proprio all’interno di una vasca di vetro. Ogni sabato in quell’aula si tiene l’ evento di scrittura creativa capitanato da Silvana Cerruti e Alberto Figliola e, come ogni sabato degli ultimi dieci anni, passavo davanti a questa grande vetrata sbirciando distrattamente all’interno, mettendomi le mani nei capelli e scuotendo la testa mentre pensavo con sufficienza “ecco i poeti”, associando a quelle facce dure un’impossibilità intrinseca di scrivere una poesia o di esprimere con delicatezza i propri sentimenti profondi. Soltanto riflettendo ora mi rendo conto che io passavo di lì mentre andavo a frequentare il corso di giornalismo, e chissà quante volte un altro detenuto mi passava davanti e, esattamente come me, pensava con lo stesso distacco “ecco i giornalisti”, senza considerare che in fondo poesia e giornalismo sono due rami della scrittura. Questo articolo nasce perché Sabato 11 luglio sono stato invitato dal gruppo come osservatore speciale e, pur sapendo che con me ci sarebbe stato un altro ospite, non avrei mai immaginato di condividere l’esperienza della giornata con l’assessore del Comune di Milano Alessandro Giungi, che ho poi scoperto essere un assiduo frequentatore del laboratorio. Una volta accomodato, ho riconosciuto alcuni detenuti, tra cui Rambo, Enzo, Umberto, Mirto e tanti altri compagni di viaggio. La giornata è iniziata intensamente con una fiaba scritta da Mirto che, attraverso la metafora di una tartaruga e delle mosche, raccontava una storia assurda capitata a lui e a molti altri all’interno del penitenziario. Subito dopo l’esibizione di Cristian, uno di quei ragazzi che non si capisce come mai si ritrovino in carcere, che ha cantato una canzone; in quel momento ho visto nascere nella mia testa un nuovo pregiudizio, pensando che ci avrebbe stonati tutti, e invece l’amico Gianluca ha interpretato un brano di Giorgia che ancora adesso, a pensarci, mi fa venire la pelle d’oca. Subito dopo è iniziato il giro di lettura vero e proprio delle poesie scritte dai detenuti e l’impegno, la serietà e la concentrazione che ognuno di loro ci metteva mi ha letteralmente stupito, mostrandomi un gruppo coeso, maturo e con una voglia pazzesca di farsi sentire, condividere idee e imparare una nuova e salvifica forma di espressione; ricordo in particolare un pezzo straordinario intitolato “Novella politica” di Lorenzo, che ha meritato gli applausi scroscianti di tutta la stanza e la richiesta convinta di un bis da parte dell’assessore Giungi. Il vero culmine della mattinata è arrivato con la presentazione di un nuovo progetto di scrittura comune, dedicato interamente alla presentazione in anteprima del calendario poetico 2027 “Schegge di felicità” di Margherita Lazzati; è stato proprio in questa preziosa cornice che è toccato anche a me rompere il ghiaccio, mettermi in gioco e scrivere la mia prima poesia, un’esperienza inedita che mi ha reso incredibilmente felice e orgoglioso di essermi messo alla prova oltre i miei limiti abituali e le mie vecchie resistenze. Con queste poche righe ci tenevo a ringraziare calorosamente i ragazzi e i fantastici volontari del laboratorio di scrittura del carcere di Opera e, soprattutto, a scusarmi pubblicamente se in questi dieci anni mi sono permesso di giudicarvi dall’esterno senza neppure sapere cosa faceste davvero, soffermandomi semplicemente a catalogarvi con superficiale distacco come “i poeti”, con la sincera e profonda speranza di ricevere presto un vostro nuovo invito perché ho passato veramente un bellissimo sabato mattina di autentica crescita e condivisione umana. Un pensiero speciale e un profondo ringraziamento va a tutti i volontari che rendono possibile questa oasi di libertà mentale: a coloro che erano presenti all’evento e ci hanno guidato con passione, ovvero Margherita Lazzati, Lucia Masetti e Gianluca Piccoli, ma anche a chi, pur essendo assente quel giorno, rimane un pilastro fondamentale del percorso come Alberto Figliolia e Silvana Cerruti. Infine, a nome mio e di tutto il gruppo, ci sentiamo stringere in un abbraccio sincero e affettuoso per esprimere le nostre più sentite e profonde condoglianze a Luna, uniti a lei in questo momento di dolore.
