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Un ponte fatto di inchiostro, responsabilità e rispetto delle regole deontologiche per unire gli istituti penitenziari al resto della società. La presentazione ufficiale del nuovo Protocollo d’intesa siglato tra il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti segna un punto di svolta fondamentale per l’informazione sociale in Italia. All’incontro, svoltosi a Roma presso la sede del Consiglio Nazionale, ha preso parte con un atteso intervento anche il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, a testimonianza dell’alto valore istituzionale che riveste l’iniziativa per il sistema paese.
L’accordo, fortemente voluto dal Capo del DAP Stefano Carmine De Michele e dal presidente del CNOG Carlo Bartoli, apre ufficialmente una nuova stagione per la funzione rieducativa della pena, valorizzando un’esperienza che nel nostro Paese vanta già radici profonde, numeri straordinari e un impatto sociale di grandissimo rilievo.
Nel panorama carcerario italiano si contano attualmente oltre trenta testate giornalistiche regolarmente registrate presso i tribunali, le quali operano grazie a vere e proprie redazioni interne stabilite stabilmente negli istituti di pena. Si tratta di autentici laboratori culturali dove giornalisti professionisti lavorano quotidianamente fianco a fianco con le persone detenute. L’obiettivo primario di questi progetti non è semplicemente quello di insegnare un mestiere artigianale o tecnico, ma di stimolare la capacità di analisi critica della realtà e favorire lo sviluppo di una comunicazione corretta, etica e guidata dai rigidi doveri deontologici che l’Ordine persegue da sempre.
Esperienze storiche e consolidate come la rivista Ristretti Orizzonti, nata nel carcere di Padova, o il periodico Nonsolochiacchiere, dimostrano da molti anni come la scrittura possa trasformarsi in uno strumento concreto di riabilitazione e riscatto personale. Questi progetti editoriali offrono una declinazione pratica e tangibile al principio sancito dall’Articolo 27 della Costituzione italiana, che individua proprio nella rieducazione e nel senso di umanità il fine ultimo della sanzione penale.
Il nuovo accordo quadro nasce precisamente con l’intento di proteggere, strutturare e mettere a sistema questo prezioso patrimonio editoriale nazionale. Il testo si focalizza in primo luogo sul sostegno alle testate esistenti, al fine di tutelare i presidi di informazione già attivi sul territorio, garantendo loro continuità operativa e supportando il delicato lavoro dei direttori responsabili. Parallelamente, l’intesa prevede una forte semplificazione burocratica per agevolare le procedure necessarie alla nascita di nuovi canali di informazione e laboratori di scrittura all’interno di un numero sempre maggiore di istituti. Infine, viene dato grande risalto alla formazione professionale, attraverso la promozione di percorsi formativi condivisi che uniscano le competenze tecniche dei giornalisti iscritti all’Albo alla specificità e alla complessità del contesto detentivo.
Alla conferenza stampa di presentazione, oltre ai vertici delle istituzioni firmatarie e al Guardasigilli, hanno partecipato diversi operatori e direttori storici dei giornali carcerari, portando la testimonianza diretta di chi vive quotidianamente la complessa realtà delle sezioni detentive. Il protocollo non rappresenta quindi soltanto un atto formale, ma un riconoscimento tangibile del fatto che la legalità si costruisce anche attraverso la parola scritta e la libertà di espressione. Permettere ai pensieri di chi sconta una condanna di superare il confine della reclusione significa investire sulla cultura del rispetto, offrendo a chi ha sbagliato una reale opportunità di reinserimento e una via del tutto nuova per ridefinire il proprio legame con la comunità esterna.
