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Ci sono luoghi, a Milano, capaci di difendere un silenzio antico anche a due passi dal rumore costante di piazza del Duomo. Via delle Ore è uno di questi. Ed è qui, nella Sala Falck della Fondazione Ambrosianeum, che si sono accesi i riflessi di un dialogo profondo, volto a scuotere le polveri del dibattito culturale e spirituale contemporaneo. L’appuntamento ha un titolo che suona insieme come una provocazione e una promessa: “Semi di un Nuovo Umanesimo”.
Per chi scrive, muoversi tra queste poltrone significa innanzitutto sintonizzarsi su una frequenza diversa rispetto alla cronaca battente dei flussi quotidiani. Non si tratta solo di registrare presenze, ma di intercettare una domanda di senso che attraversa la città in un momento in cui il mondo intero fatica a immaginare e decifrare il proprio futuro. Al centro della serata, la proiezione in anteprima di due film-intervista inediti, curati dal regista e saggista Marco Manzoni, ideatore del progetto e del portale “Nuovo Umanesimo”, incentrato sui temi della responsabilità e della coesione sociale. I video mettono a confronto due delle voci più autorevoli del panorama ecclesiale italiano: l’Arcivescovo di Milano, Monsignor Mario Delpini, e il Cardinale Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI. Un percorso documentario arricchito dai contributi di figure come Stefano Zamagni, volto a stimolare il dialogo tra credenti e non credenti.
L’introduzione ai lavori ha offerto coordinate precise. Il primo rimando è andato a sette secoli prima di Cristo, in una Palestina già allora tormentata, evocando la figura del profeta Geremia. Nella sua chiamata, il segno emblematico è un ramo di mandorlo che fiorisce: il simbolo di una promessa di rinascita che Dio offre all’humanità proprio quando tutto sembra volgere al termine. Una visione creativa che ha il coraggio della verità reale, ben lontana dal facile ottimismo retorico di chi possiede già tutto e si limita a dire che “va tutto bene”. La vera speranza cristiana non è un’ingenuità, ma una virtù esigente che si coltiva anche attraverso il silenzio e la contemplazione, spazi in cui i credenti non trovano il vuoto, ma la radice delle relazioni.
Sul palco dell’Ambrosianeum, coordinati dal padrone di casa Fabio Pizzul – giornalista professionista e Presidente della Fondazione Ambrosianeum –, si sono alternati interventi di altissimo profilo, capaci di sviscerare il tema da molteplici angolature. Monsignor Luca Bressan, Vicario episcopale per la Cultura e la Carità, ha ricordato come la sfida del “nuovo umanesimo” sia una traccia impressa a fuoco nel magistero ambrosiano fin dagli anni Cinquanta con Giovanni Battista Montini (futuro Papa Paolo VI), che seppe unire fede, università e crescita sociale dal centro alle periferie. Una metropoli, quella di oggi, profondamente cambiata e segnata da transizioni epocali: basti pensare che se negli anni Settanta la diocesi contava quasi ottocento seminaristi, la realtà attuale ne vede circa sessanta. Un decimo.
A fotografare le contraddizioni di questa corsa internazionale ci hanno pensato la Professoressa Elena Beccalli, Rettore dell’Università Cattolica, che ha unito la sua competenza economica a una forte attenzione all’etica e alla sostenibilità sociale, e Umberto Ambrosoli, Presidente della Fondazione BPM, da sempre vicino alle iniziative di cittadinanza attiva sul territorio. Nonostante la spinta accademica e l’impegno di decine di associazioni, i nodi strutturali restano, frenati da dinamiche globali e da quello che viene definito il “culto del denaro”, un idolo ingombrante che devasta il tessuto sociale. La Professoressa Roberta Osculati, Vicepresidente del Consiglio Comunale e attiva sul fronte delle politiche sociali e della rigenerazione urbana, ha rimarcato la necessità di un’azione concreta per non smarrire la capacità di includere le fragilità.
L’orizzonte emerso in sala per ritrovare la coesione evoca tre espressioni del corpo: lo sguardo per riconoscere l’altro, il sorriso per accorciare le distanze e le mani per operare concretamente, anche per chi oggi non può farlo, traducendo la solidarietà in un dovere di compensazione di fronte alle disuguaglianze.
Il taccuino del cronista, purtroppo, deve fermarsi qui. Il mio rientro tassativo alle ore 21:00 come detenuto non mi ha permesso di seguire lo sviluppo successivo della serata e il dibattito finale. Ma la forza di quei “semi” lanciati in via delle Ore resta intatta: un invito a guardare oltre le cime dei palazzi più alti, per ricostruire una vicinanza reale di cui Milano ha un disperato e desiderabile bisogno.

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