Da Milano a tutta Italia, delegazioni e associazioni fanno rete per dare voce ai detenuti e chiedere alle istituzioni il rispetto dell’Articolo 27.
L’«Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione» ha indetto per martedì 14 luglio una giornata di mobilitazione nazionale per riportare l’attenzione pubblica sulle condizioni delle carceri italiane, con il traino dell’Associazione Antigone che da oltre vent’anni monitora gli istituti di pena. Più di 330 delegati tra rappresentanti istituzionali, personalità religiose, attivisti, esponenti della cultura e del volontariato entreranno in 35 istituti penitenziari in 30 città italiane. La mobilitazione nel territorio milanese e lombardo parte già nel pomeriggio di lunedì 13 luglio con la visita dell’Arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, all’Istituto minorile Cesare Beccaria, accompagnato da Valeria Verdolini di Antigone, Ivan Lembo dell’Osservatorio carcere e territorio e Francesca Gisotti, assessora al Welfare del Municipio 6. Sul territorio della Diocesi le visite toccherà anche le strutture di San Vittore, Bollate, Opera e Varese, a cui si aggiunge la Casa circondariale di Cremona. Nella mattina del 14 luglio la delegazione a San Vittore vedrà la partecipazione di Valeria Verdolini insieme a don Paolo Selmi e Andrea Molteni di Caritas Ambrosiana, Fiorenzo De Molli della Casa della carità e il consigliere comunale Alessandro Giungi. Contemporaneamente a Bollate faranno il loro ingresso l’ex magistrato Gherardo Colombo, l’avvocata e criminologa Antonella Calcaterra, l’assessore comunale al Welfare Lamberto Bertolè e Simona Regondi, presidente dell’Ordine degli assistenti sociali. Infine, nella struttura di Opera, i delegati saranno Annaclaudia Carignano, il fondatore di Libera don Luigi Ciotti, Liviana Marelli del Cnca e la consigliera comunale Diana De Marchi, tutti uniti per chiedere il rispetto del principio costituzionale secondo cui la pena deve tendere alla rieducazione e non contrariare il senso di umanità. Da dentro le mura si leva forte il ringraziamento da parte dei detenuti verso chi ha deciso di non voltarsi dall’altra parte in un momento storico in cui le emergenze quotidiane sono tantissime, dal sovrappollamento cronico alla carenza di servizi essenziali. Per chi sconta una pena la consapevolezza è chiara: è solo grazie alla voce dei delegati e all’impegno costante di tante altre associazioni del territorio se la vita detentiva trova un’eco fuori dal silenzio delle celle, trasformando queste iniziative in un vero e proprio megafono verso le istituzioni di competenza per lottare uniti per un carcere più umano e rispettoso dei diritti fondamentali.
