Di Claudio lamponi. Cosa resta davvero quando spogliamo un conflitto dalle bandiere, dalle ideologie religiose e dalle complesse analisi geopolitiche se non l’uomo nudo di fronte al proprio destino in un istante in cui tutto ciò che conosceva crolla sotto il peso di una violenza non scelta e nella prima puntata del podcast Gli Ignoranti curato dalla redazione di Mabul questa domanda è diventata il cuore pulsante di un dialogo profondo con Andrea Avveduto giornalista e testimone diretto delle ferite del Medio Oriente che ha scelto di parlarci come se fossimo in cella insieme a prendere un caffè lasciando fuori dalla porta i termini tecnici per guardare dritto negli occhi dei civili e dei bambini. Guardare la guerra attraverso questa lente significa accorgersi che per un bambino nato dopo il 2011 in Siria la pace non è un ricordo ma un’astrazione mai vissuta tanto da spingerlo a dichiarare che da grande vorrebbe semplicemente fare il bambino per recuperare quell’infanzia che gli è stata rubata tra disegni dove i familiari sono rappresentati orizzontalmente perché ormai privi di vita e padri che perdono la ragione perché impossibilitati a sfamare i propri figli a causa della distruzione di ogni tessuto lavorativo. Avveduto ci ha ricordato che di fronte a questo abisso non serve il senso di colpa che è sterile ma una responsabilità attiva capace di trasformare la propria fortuna in uno strumento di speranza per dare voce a chi non ne ha attraverso progetti che puntano sulla bellezza e sul patrimonio culturale come motore di una vera rivoluzione del cuore capace di sottrarre i giovani alla strada e alla criminalità per reinserirli in un circolo virtuoso di bene. Nonostante l’orrore che vediamo oggi a Beirut dove le esplosioni radono al suolo i palazzi emerge ancora quel barlume di umanità che vede persone senza più nulla mettersi in fila negli ospedali per donare l’unica cosa rimasta ovvero il proprio sangue a perfetti sconosciuti dimostrando che la pace si costruisce dal basso con gesti di carità e fiducia che sfidano la logica delle armi. La chiesa e le organizzazioni umanitarie in questo contesto non si limitano alla preghiera ma praticano una diplomazia della misericordia che guarisce e conforta agendo dove la politica fallisce perché se è vero che gli eserciti possono vincere le battaglie è solo il riconoscimento dell’altro come essere umano a poter costruire una pace duratura e sociale. Chiunque ascolti questo messaggio può fare la sua parte informandosi oltre i talk show che alimentano il conflitto sostenendo chi opera sul campo e soprattutto rifiutando la logica del torto e della ragione che alza solo muri tra le persone impedendo la costruzione di quei ponti necessari per tornare a guardare al futuro con un briciolo di speranza.  



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *