RI-SCATTI al PAC: Quando una foto rompe le sbarre invisibili

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RI-SCATTI al PAC: Quando una foto rompe le sbarre invisibili

Di Redazione Mabul (dalla Casa di Reclusione di Milano Opera)

Chi vive dentro lo sa: la parte più dura del carcere o della lontananza non è solo la reclusione, è la paura costante di far soffrire chi ti vuole bene all’esterno. È quella necessità quasi d’obbligo di mostrare un sorriso finto nelle foto o nelle videochiamate, per non far stare in pensiero la famiglia lontano.

Quando sono andato a visitare la mostra di Ri-Scatti al PAC (Padiglione d’Arte Contemporanea) di Milano, intitolata “Prima che sia notte”, questa sensazione mi ha colpito dritto allo stomaco.

In mezzo a quegli scatti, tra sbarre, cancelli, sguardi fissi e messaggi sullo schermo di un telefono come “Sorrido nelle foto così la mia famiglia non si preoccupa”, ho riconosciuto qualcosa che appartiene anche a me e a noi qui dentro.

Il peso del giudizio e la forza di rialzarsi

La mostra racconta le storie di donne migranti e rifugiate, persone che hanno vissuto il viaggio, l’emarginazione, l’incertezza e la diffidenza. Persone a cui spesso la società appiccica un’etichetta prima ancora di conoscerne il nome.

Ma la forza di questo progetto sta in una parola: riscatto. L’obiettivo fotografico qui non serve a giudicare, ma a restituire la parola e la dignità a chi è abituato a essere invisibile. Guardare il volto fiero di un bambino, la determinazione negli occhi di una madre o la delicatezza di una figura dietro un cancello ti fa capire che l’identità di una persona non coincide mai con la trappola o con la difficoltà che sta attraversando.

Perché questa mostra parla a Mabul

Per noi della redazione di Mabul, che ogni giorno cerchiamo di raccontare il carcere e l’umanità oltre il pregiudizio, questa esposizione è una conferma preziosa. La cultura, l’arte e la fotografia sono armi potenti: servono a staccare le etichette, a scavalcare i muri e a costruire ponti tra chi sta “dentro” e chi sta “fuori”.

Invito tutti i lettori di Mabul.it ad andare al PAC. Non troverete solo delle immagini appese al muro, ma un pezzo di vita reale, di sofferenza e di speranza in cui ci si può solo riconoscere.

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